GUIDA PRATICA: STRUTTURA, CONFIGURAZIONE, OPTIONALÂ E TECNOLOGIA DEL MOTOCICLISTAÂ
Complimenti! Avete appena acquisito un nuovo motociclista. Non appena l’avrete portato a casa vi accorgerete che è dotato di vari dispositivi audio-sonori che vi permetteranno di interagire con lui.
STRUTTURA GENERALE
Per conoscere il vostro nuovo motociclista potete osservarne la configurazione esterna: due braccia, due gambe, una testa attaccati a un blocco centrale che contiene motore, centralina e vari altri organi e ingranaggi di vitale importanza. Tutto è coperto di alcuni gusci protettivi removibili a seconda delle esigenze: un casco, giacca, pantaloni, guanti, stivali. Il motociclista ne dovrebbe essere sempre provvisto e le caratteristiche tecniche di questi accessori variano a seconda del modello scelto.
Attenzione: non rimuovete queste parti se il motociclista è intenzionato a salire in sella.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Il vostro motociclista è un dispositivo più o meno avanzato, ama trovarsi in mezzo alle motociclette, desidera raccontare le sue avventure a due ruote, è sempre pronto ad infiammarsi per proposte che abbiano a che fare con il suo mezzo preferito: se volete iniziare ad interagire in maniera corretta limitatevi ad assecondarlo.
Il motociclista è un’anima semplice in una carrozzeria più o meno complessa: leggi tutto
Quando sto per partire mi devo svegliare all’alba. Annuso il profumo umido del mattino ancora cupo e, sorseggiando un caffè, spunto la lista dei bagagli. Esco a portare le borse, le aggancio alla moto e mi fermo: immobile ascolto il silenzio, saggio la temperatura esterna e osservo il mio mezzo. Un rapidissimo controllo che freni, luci, frecce, gomme siano ok e poi risalgo a casa. La giacca è pronta, con i documenti e i contanti per il pieno già inseriti nella tasca più interna. In quelle esterne pochi oggetti di prima necessità : una penna, un foglio ben piegato, burrocacao e fazzoletto. Il mio stomaco inizia a segnalare l’emozione: quando ero piccola, ma mano che mi avvicinavo al mare sentivo questa stretta, ”la cosina nella pancia” come la chiamavamo io e i miei fratelli.
Un bacio a chi rimane. Ma se si parte in due è molto meglio: leggi tutto
In moto il tempo per pensare non manca. Nei lunghi percorsi ci si perde in un misto di contemplazione-attenzione-riflessione senza soluzione di continuità . Il proprio vissuto si intreccia con i dintorni in un unico filo, tessuto chilometro dopo chilometro. Spesso con abbinamenti assurdi e consequenzialità azzardate. In questo ultimo viaggio ho avuto l’ardire di osservarmi dall’esterno: mi son seduta sulla sella posteriore del mezzo che sto usando e il pensiero è fuggito.
Quello che ho visto è l’opposto di ciò che avrei pensato di essere. La moto non solo mi ha portata lontano, ma anche ad essere ciò che non pensavo leggi tutto
“Piuttosto mi schianto contro il guard-rail ma non mi faccio superare”. Questa è la frase più banale che potessi riportare, ma richiama uno stato comune a molti maschietti: la competizione e la necessità di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore. La motocicletta, come molti altri mezzi a motore, risveglia questo atavico prurito, facendone un modo di porsi piuttosto diffuso. Certamente la giovane età è un’alleata del desiderio di sfida e della necessità di primeggiare. Secondo la mia esperienza, però, l’impulso al confronto è spesso presente anche in chi ha ormai vissuto parecchie primavere.
La rivalità tra uomini è un argomento molto interessante, perché la trovo in qualche modo sana, ruspante e così semplice da essere disarmante. Quella tra donne è molto più complicata in quanto basata su livelli diversi: leggi tutto
Wow! Ecco cosa ho pensato dopo una sessione di prove su un mezzo che assomiglia più a una moto che a una quattroruote. Il kart è un’esperienza appassionante, un’emozione esplosiva. Per chi è abituato ad avere due ruote da gestire, trovarsi su un mezzo stabile, strettamente connesso con l’asfalto e che si guida anche con il corpo, sentendo le forze in gioco direttamente sulla pelle, è una possibilità quasi difficile da credere!
Innanzitutto si gira in pista, si lavora sulle traiettorie, si tiene d’occhio il carburante. Inoltre ci si deve abbigliare in maniera propria: tuta in materiale antiabrasivo (quella che indosso io era un modello per auto a ruote coperte, di proprietà del grande Augusto Farfus per il WTCC), un casco da auto con omologazione Snell (il “mio”, lasciatemelo dire con orgoglio, è uno dei Bell 8860 di Tonio Liuzzi), scarpe morbide, guanti traspiranti e resistenti all’abrasione e un buon para-costole. Poi quello che occorre è un kart: leggi tutto
Un tempo ero indiscriminatamente contraria a qualsiasi modifica alle motociclette: ogni modello sarebbe sempre dovuto rimanere originale e intoccabile. In qualsiasi sua parte, dal colore alle sospensioni. Unica deroga alla tipologia di pneumatici da montare. La mia filosofia dava totale fiducia ai progettisti delle diverse Case: con tutti i numerosi modelli presenti sul mercato, una volta scelta la motocicletta più rispondente alle mie aspettative, le rimanevo fedele senza modificare nulla. I terminali di scarico erano l’unico cambio accettabile, perché assolutamente reversibile.
Oggi non la penso più così. Mi piacciono leggi tutto
Avrei voluto parlarvi di modifiche alla moto, ma in una giornata come questa non posso far altro che pensare alla neve!
Per la strada le moto e gli scooter sono immobili statue. A fatica se ne riconosce il modello sotto il manto candido e montagne di neve ghiacciata imprigionano le ruote. La stasi avvolge questa parte di mondo.
Mentre osservo le moto congelate sui marciapiedi penso che a questi mezzi abbiamo attribuito un’anima e li abbiamo battezzati. Chissà se la ruggine che segue a tutta questa umidità è il segno che anche loro risentono del freddo e si ammalano. In effetti alla prima accensione la moto congelata tossisce, sputacchia e fuma, fino ad avviarsi borbottando.
Non si raffreddano mai, però, le moto degli intrepidi: quali stratagemmi avete inventato per riuscire a guidare sotto la neve? Avete chiodato le gomme? O affrontato la giungla metropolitana con un trial? Insomma, irriducibili: con questo tempo cosa fate?
Il Motoclub è una famiglia allargata? I motoclub sono uno diverso dall’altro per gestione e filosofia.
In tutti però ci sono le riunioni, momento di discussione sempre interessante tra motociclisti che parlano di argomenti legati alla moto e a tutto ciò che le ruota attorno. Si intavolano proposte e si risolvono problemi perchè, come in ogni famiglia che si rispetti, capita anche che si litighi e che poi si torni in armonia.
Dicevo che ogni realtà è differente dalle altre: ci sono motoclub che amano più la gastronomia dei tour e quindi organizzano grandi pranzi e pochi viaggi. Motoclub che, invece, apprezzano i lunghi chilometraggi e non dedicano spazi al gozzovigliare. Altri, legati a determinati marchi di motociclette, hanno dei vincoli: leggi tutto
Il souvenir è un must di ogni viaggio. Anche di quello in moto: nonostante gli spazi ridotti e le condizioni avverse si riesce sempre a portare a casa qualcosa che ricordi l’avventura trascorsa. Non so voi, ma per quanto mi riguarda, quando vivo un bel momento in sella alla mia moto non posso fare a meno di portare indietro qualcosa. Anche se mi trovo a pochi chilometri dalla partenza e se ho un bagaglio inesistente.
Così mi capita di accumulare sassi nelle tasche come cianfrusaglie più o meno ingombranti. La verità è che anche gli oggetti più kitsch che incontriamo sulla nostra strada, una volta a casa possono diventare attraenti grazie a un’aura esotica che inevitabilmente emanano, essendo stati recuperati altrove. La distanza ammanta quasi tutto di fascino. E la tentazione di raccattare oggetti poco desiderabili è parte stessa del viaggio.
La mia lista degli oggetti paradossali acquistati in giro è molto ricca: leggi tutto
Dal basso della loro situazione hanno una prospettiva privilegiata su ogni terreno solcato dalle nostre gomme: i cavalletti – laterali o centrali – sono testimoni poco considerati del nostro viaggiare. Se ripenso alle diverse morfologie su cui ho poggiato in questi anni i cavalletti della mia vita potrei farne un bizzarro catalogo da inserire tra le guide della mia libreria. Pensateci un po’: sabbia, terra, asfalto a grana grossa e fine, nero o rossiccio (come quello corso). Ma anche sassi di ogni varietà , erbe differenti a seconda della latitudine, catrame molle di marciapiedi estivi; legno, pietra (beole, sanpietrini, pavè), ciottoli di fiume. E la lista può essere molto più lunga. E curiosa: quali bizzarri terreni hanno saggiato i vostri cavalletti? Quante leggi tutto
