Quando sto per partire mi devo svegliare all’alba. Annuso il profumo umido del mattino ancora cupo e, sorseggiando un caffè, spunto la lista dei bagagli. Esco a portare le borse, le aggancio alla moto e mi fermo: immobile ascolto il silenzio, saggio la temperatura esterna e osservo il mio mezzo. Un rapidissimo controllo che freni, luci, frecce, gomme siano ok e poi risalgo a casa. La giacca è pronta, con i documenti e i contanti per il pieno già inseriti nella tasca più interna. In quelle esterne pochi oggetti di prima necessità: una penna, un foglio ben piegato, burrocacao e fazzoletto. Il mio stomaco inizia a segnalare l’emozione: quando ero piccola, ma mano che mi avvicinavo al mare sentivo questa stretta, ”la cosina nella pancia” come la chiamavamo io e i miei fratelli.
Un bacio a chi rimane. Ma se si parte in due è molto meglio: leggi tutto
In moto il tempo per pensare non manca. Nei lunghi percorsi ci si perde in un misto di contemplazione-attenzione-riflessione senza soluzione di continuità. Il proprio vissuto si intreccia con i dintorni in un unico filo, tessuto chilometro dopo chilometro. Spesso con abbinamenti assurdi e consequenzialità azzardate. In questo ultimo viaggio ho avuto l’ardire di osservarmi dall’esterno: mi son seduta sulla sella posteriore del mezzo che sto usando e il pensiero è fuggito.
Quello che ho visto è l’opposto di ciò che avrei pensato di essere. La moto non solo mi ha portata lontano, ma anche ad essere ciò che non pensavo leggi tutto
Il souvenir è un must di ogni viaggio. Anche di quello in moto: nonostante gli spazi ridotti e le condizioni avverse si riesce sempre a portare a casa qualcosa che ricordi l’avventura trascorsa. Non so voi, ma per quanto mi riguarda, quando vivo un bel momento in sella alla mia moto non posso fare a meno di portare indietro qualcosa. Anche se mi trovo a pochi chilometri dalla partenza e se ho un bagaglio inesistente.
Così mi capita di accumulare sassi nelle tasche come cianfrusaglie più o meno ingombranti. La verità è che anche gli oggetti più kitsch che incontriamo sulla nostra strada, una volta a casa possono diventare attraenti grazie a un’aura esotica che inevitabilmente emanano, essendo stati recuperati altrove. La distanza ammanta quasi tutto di fascino. E la tentazione di raccattare oggetti poco desiderabili è parte stessa del viaggio.
La mia lista degli oggetti paradossali acquistati in giro è molto ricca: leggi tutto
Dal basso della loro situazione hanno una prospettiva privilegiata su ogni terreno solcato dalle nostre gomme: i cavalletti – laterali o centrali – sono testimoni poco considerati del nostro viaggiare. Se ripenso alle diverse morfologie su cui ho poggiato in questi anni i cavalletti della mia vita potrei farne un bizzarro catalogo da inserire tra le guide della mia libreria. Pensateci un po’: sabbia, terra, asfalto a grana grossa e fine, nero o rossiccio (come quello corso). Ma anche sassi di ogni varietà, erbe differenti a seconda della latitudine, catrame molle di marciapiedi estivi; legno, pietra (beole, sanpietrini, pavè), ciottoli di fiume. E la lista può essere molto più lunga. E curiosa: quali bizzarri terreni hanno saggiato i vostri cavalletti? Quante leggi tutto
Qualche tempo fa abbiamo parlato di passeggeri e del piacere della condivisione del viaggio in moto.
Le due ruote, infatti, sono una passione che ha ragion d’essere soprattutto quando viene spartita: con un compagno (o compagna), gli amici, gli altri patiti. C’è un sottile piacere nel descrivere un dettaglio ed essere compresi. E questo vale anche nelle cose della vita, negli entusiasmi quotidiani e nelle piccole e grandi scelte. Ho chiacchierato con voi del “sentimento” legato alle due ruote. Ho condiviso racconti e mi avete resa partecipe dei vostri punti di vista. Per questo vi ringrazio e vi saluto, per risentirci tra una quindicina di giorni: sabato mi sposo, quindi aspettatemi tra due settimane per continuare a confrontarci. Nello stesso modo di sempre, oppure no? Ho letto così tanti commenti che raccontano di abbandoni e rinunce a motociclette e viaggi dopo il fatidico “si” che mi viene da domandarvi: è possibile trovare spazio per continuare a coltivare i propri interessi anche quando si sceglie di dedicarsi a un’altra persona? Ciao a tutti!
Ovunque io girovaghi incontro innumerevoli motociclette di varie tipologie, fogge ed equipaggiamenti. Stili diversi per differenti esigenze: manubri alti, bassi, stretti; selle conformate, foderate o sottilissime. Spazi abbondanti o risicati; valigie larghe o appena visibili, in tessuto o in pelle. Insomma ciascuno sceglie e addobba la propria cavalcatura secondo i propri bisogni e desideri, del resto la definizione letterale dell’aggettivo “comodo” recita: che mette o fa stare a prorio agio; adatto, confortevole. Allora mi chiedo: il concetto di comfort, con cui spesso mi confronto quando provo una motocicletta, è realmente un dato oggettivo?
Insomma, ci sono delle quote e alcuni standard che determinano questo dato in maniera obiettiva, che tiene conto anche delle variabili legate alle diverse tipologie di fruitori. Quindi si può definire quanto sia comoda una moto, in relazione alla sua struttura e destinazione d’uso.
Ma la realtà delle cose un po’ mi disorienta: a partire da alcune moto custom, fino ad arrivare alle supersportive, sono tante le moto che non possono essere definite comode per loro natura. leggi tutto
La questione è ambivalente: le borse, che siano laterali, da sella o da serbatoio, sono un impiccio. Ma sono anche il modo più semplice per essere liberi di partire. Le valigie da moto, insomma, sono una componente imprescindibile del viaggio perchè contengono ciò di cui abbiamo bisogno in ogni fase del vagabondaggio.
Personalmente sono ormai orientata a uno schema preciso per la creazione del mio bagaglio: inserisco i pezzi base, sempre gli stessi, poi aggiungo i complementi che variano in base alla destinazione e alla durata del viaggio. Occorre essere scientifici per avere tutto ma occupare il minimo spazio, non tralasciando niente, affinchè il viaggio fili liscio senza rincorse ai pezzi dimenticati.
Il mio kit base comprende: leggi tutto
Ragazzi il fuso orario mi devasta: in questo istante la maggior parte di voi sta dormendo mentre io vi penso intensamente e vi scrivo dagli States. E vorrei dormire anche io, ma non prima di avervi reso partecipi di questo inizio viaggio. Dalla foto penso non vi sfuggiranno due dettagli: la bandiera a stelle e striscie e il profilo inconfondibile della tedesca a due ruote. Lo so, ho letto molti dei vostri sfoghi sul fatto che gli itinerari di viaggio spesso siano fatti in sella a BMW. In effetti è così e non so quanto possa rincuorarvi il fatto che la scelta non sia fatta di proposito o in malafede.
Vedete, ci sono due aspetti che mi preme sottolineare: leggi tutto
Arrivo al mitico Bar Colombo di Rapallo -dove i tavoli sono sparsi tra cordoli gialli e neri e sotto il bancone c’è una moto d’epoca- e cosa trovo? Due sidecar russi carichi di tutto punto. E due biker australiani seduti a bere una bibita in una sosta pomeridiana del il loro Grande Viaggio. Sono partiti dall’Australia in aereo, con tre mesi di tempo da dedicare all’avventura che sognavano. Robert e Brian solitamente guidano due cromate Harley Davidson, sulle dritte statali australiane. Ma per questa occasione hanno acquistato due sidecar in Russia e da lì sono partiti per un lungo itinerario attraverso l’Europa dell’Est, il Medio Oriente – fin dove hanno potuto-, la Grecia e, come ultima tappa, l’Italia. leggi tutto
