Osservo il consunto libretto di circolazione della mia moto più attempata. Oltre alle caratteristiche tecniche sono segnati i nomi sconosciuti dei precedenti proprietari.
Io conosco bene questa moto: mi ha accompagnato nella quotidianità da studente, nei viaggi fatti di zaini e ragni elastici, un po’ zingari e un po’ liberi. So quando cede nell’erogazione, riconosco i suoi borbottii, i suoni e le anomalie. Mi è familiare la posizione da tenere in sella e la leggerissima asimmetria del suo manubrio.
E la sua storia è in parte visibile perché scritta sulla sua vernice, nei segni scavati sul metallo, nelle piccole crepe delle plastiche, nei marchi che mancano, portati via dall’uso.
Il pensiero che questa confidenza per la mia moto sia la stessa che provano altri estranei un po’ mi sgomenta e un po’ mi rincuora. Se la moto è libertà è bello pensare che il mio mezzo lo sia stato anche per qualcun altro. E mi incuriosirebbe da matti capire quali segni siano stati fatti da me e quali dagli altri proprietari. E quali strade e storie abbia attraversato questo piccolo mezzo a un cilindro.
Forse è anche per queste storie che ci affascinano così tanto le moto d’epoca (ma anche quelle solo un po’ vecchiotte)? Certamente hanno un’estetica e delle caratteristiche tecniche che piacciono, ma non può essere che parte del loro fascino sia dettato dai ricordi che suscitano e dalle storie che lasciano immaginare?
Un tempo ero indiscriminatamente contraria a qualsiasi modifica alle motociclette: ogni modello sarebbe sempre dovuto rimanere originale e intoccabile. In qualsiasi sua parte, dal colore alle sospensioni. Unica deroga alla tipologia di pneumatici da montare. La mia filosofia dava totale fiducia ai progettisti delle diverse Case: con tutti i numerosi modelli presenti sul mercato, una volta scelta la motocicletta più rispondente alle mie aspettative, le rimanevo fedele senza modificare nulla. I terminali di scarico erano l’unico cambio accettabile, perché assolutamente reversibile.
Oggi non la penso più così. Mi piacciono leggi tutto
Avrei voluto parlarvi di modifiche alla moto, ma in una giornata come questa non posso far altro che pensare alla neve!
Per la strada le moto e gli scooter sono immobili statue. A fatica se ne riconosce il modello sotto il manto candido e montagne di neve ghiacciata imprigionano le ruote. La stasi avvolge questa parte di mondo.
Mentre osservo le moto congelate sui marciapiedi penso che a questi mezzi abbiamo attribuito un’anima e li abbiamo battezzati. Chissà se la ruggine che segue a tutta questa umidità è il segno che anche loro risentono del freddo e si ammalano. In effetti alla prima accensione la moto congelata tossisce, sputacchia e fuma, fino ad avviarsi borbottando.
Non si raffreddano mai, però, le moto degli intrepidi: quali stratagemmi avete inventato per riuscire a guidare sotto la neve? Avete chiodato le gomme? O affrontato la giungla metropolitana con un trial? Insomma, irriducibili: con questo tempo cosa fate?
Incredula. Ci ho messo un po’ a capire: il mio sguardo continuava a tornare su un tratto di asfalto, vuoto. La mia memoria mi ha riproposto a ripetizione il rumore del motore che si allontanava. Il mio motore. Della mia motocicletta, ma non ero io a guidarla. Mi hanno rubato la moto, qualche tempo fa. E questo è un fatto che fatico ancora a metabolizzare: è come se non me ne capacitassi. Quel mezzo che io conoscevo così bene, di cui ho imparato ad ascoltare il ritmo, le necessità , le debolezze, a cui ho dedicato cure e attenzioni, non è più con me. Certamente la mia parte razionale ha ampiamente superato la questione, anche perchè, diciamocelo, sto parlando di una moto, un oggetto rimpiazzabile. Ma, affezione a parte, mi rimane dentro un dubbio che è quasi una ferita: come si può rubare? Con che spirito si assalta una motocicletta, parcheggiata e legata, la si scioglie e si scappa? Mi rendo conto sia una domanda un po’ stupida: il furto è un atto criminoso che è sempre esistitito e ha a che fare con i lati oscuri della personalità individuale. Ma voglio leggi tutto
La prima moto non si scorda mai. Per me è stata una Honda XL350R. Avevo 17 anni e lei era già un cencio che non si accendeva più, abbandonata in un box. E’ stata la prima volta che ho aperto un motore grazie a un manuale e tanti consigli. Ogni parte della meccanica della povera XL è stata ritoccata e rivista. Mesi di lavoro per sentirla borbottare di nuovo, con uno scarico Arrow che del silenziatore non aveva proprio nulla! In effetti era un tubo che prolungava il collettore, ma quando si è accesa e ho innestato la prima, dopo numerose spedivellate, mi è sembrato che ne uscisse la voce più bella che avessi mai sentito: quella della prima moto di mia proprietà , da curare, gestire e usare per andare ovunque. L’XL, infatti, ha rappresentato la libertà di movimento che io bramavo più di ogni altra cosa.
Da lei è iniziata la mia storia di viaggio, leggi tutto
Qualche tempo fa abbiamo parlato di passeggeri e del piacere della condivisione del viaggio in moto.
Le due ruote, infatti, sono una passione che ha ragion d’essere soprattutto quando viene spartita: con un compagno (o compagna), gli amici, gli altri patiti. C’è un sottile piacere nel descrivere un dettaglio ed essere compresi. E questo vale anche nelle cose della vita, negli entusiasmi quotidiani e nelle piccole e grandi scelte. Ho chiacchierato con voi del “sentimento” legato alle due ruote. Ho condiviso racconti e mi avete resa partecipe dei vostri punti di vista. Per questo vi ringrazio e vi saluto, per risentirci tra una quindicina di giorni: sabato mi sposo, quindi aspettatemi tra due settimane per continuare a confrontarci. Nello stesso modo di sempre, oppure no? Ho letto così tanti commenti che raccontano di abbandoni e rinunce a motociclette e viaggi dopo il fatidico “si” che mi viene da domandarvi: è possibile trovare spazio per continuare a coltivare i propri interessi anche quando si sceglie di dedicarsi a un’altra persona? Ciao a tutti!
In città i motociclisti hanno gli indiscussi vantaggi di maneggevolezza e dimensioni. Però, da motociclista, mi sento di fare un “mea culpa”, per quell’aria di superiorità che filtra dal casco, una sorta di diritto di precedenza acquisito senza meriti.
Noi a due ruote dobbiamo poter sempre passare, innervosendoci se l’automobilista di turno non si accorge che ostruisce il piccolo pertugio in cui ci si sarebbe potuti inserire.
Io e molti altri motociclisti siamo convinti che tutti si siano accorti della nostra presenza. In effetti non è così: leggi tutto
Pomeriggio assolato, immobile nel caldo asciutto di questo agosto strambo e amabile.
Pioggia e fresco di notte e sole terso di giorno: le ore corrono nel profumo di bucato e nell’aroma dell’erba secca, della mentuccia selvatica. Sto ferma in agosto, in un’idea di vacanza che mi rende stanziale quando tutti si muovono. La mia moto si accende per brevi scaramucce tra colline a scacchi e paesetti che vivono attorno a una piazza. Cercando sagre e spostandomi senza altro pensiero che la curiosità dell’istante. leggi tutto
Se potessi avere tanti soldi al mese, acquisterei un box enorme. Gli seguirebbero alcune moto, scelte per categorie: una per un off-road leggero e divertente. Una per la città , aggressiva, potente eppur maneggevole. La terza, non per importanza, sarebbe adatta al turismo: spaziosa e confortevole, accessoriata ma non troppo. Infine vorrei una moto esagerata, da costruire pian piano, modificandola secondo il gusto del momento. Una moto a carburatori che lasci spazio alla fantasia. Ma non impossibile da guidare, come certe special inutili: dovrebbe essere bella e fruibile.
Non sono milionaria, ma in fatto di moto sono una privilegiata: posso accomodarmi in sella a quasi tutti i nuovi modelli, provarli su vari terreni e cercare di comprenderli. Tante moto quindi. Moto sporche e moto comode, moto piccole o grandi e moto supersportive. Il paradiso, insomma.
C’è un però: quasi mi vergogno quando mi sfiora il desiderio di USM, ovvero Una Sola Moto. leggi tutto

