Osservo il consunto libretto di circolazione della mia moto più attempata. Oltre alle caratteristiche tecniche sono segnati i nomi sconosciuti dei precedenti proprietari.
Io conosco bene questa moto: mi ha accompagnato nella quotidianità da studente, nei viaggi fatti di zaini e ragni elastici, un po’ zingari e un po’ liberi. So quando cede nell’erogazione, riconosco i suoi borbottii, i suoni e le anomalie. Mi è familiare la posizione da tenere in sella e la leggerissima asimmetria del suo manubrio.
E la sua storia è in parte visibile perché scritta sulla sua vernice, nei segni scavati sul metallo, nelle piccole crepe delle plastiche, nei marchi che mancano, portati via dall’uso.
Il pensiero che questa confidenza per la mia moto sia la stessa che provano altri estranei un po’ mi sgomenta e un po’ mi rincuora. Se la moto è libertà è bello pensare che il mio mezzo lo sia stato anche per qualcun altro. E mi incuriosirebbe da matti capire quali segni siano stati fatti da me e quali dagli altri proprietari. E quali strade e storie abbia attraversato questo piccolo mezzo a un cilindro.
Forse è anche per queste storie che ci affascinano così tanto le moto d’epoca (ma anche quelle solo un po’ vecchiotte)? Certamente hanno un’estetica e delle caratteristiche tecniche che piacciono, ma non può essere che parte del loro fascino sia dettato dai ricordi che suscitano e dalle storie che lasciano immaginare?
Avrei voluto parlarvi di modifiche alla moto, ma in una giornata come questa non posso far altro che pensare alla neve!
Per la strada le moto e gli scooter sono immobili statue. A fatica se ne riconosce il modello sotto il manto candido e montagne di neve ghiacciata imprigionano le ruote. La stasi avvolge questa parte di mondo.
Mentre osservo le moto congelate sui marciapiedi penso che a questi mezzi abbiamo attribuito un’anima e li abbiamo battezzati. Chissà se la ruggine che segue a tutta questa umidità è il segno che anche loro risentono del freddo e si ammalano. In effetti alla prima accensione la moto congelata tossisce, sputacchia e fuma, fino ad avviarsi borbottando.
Non si raffreddano mai, però, le moto degli intrepidi: quali stratagemmi avete inventato per riuscire a guidare sotto la neve? Avete chiodato le gomme? O affrontato la giungla metropolitana con un trial? Insomma, irriducibili: con questo tempo cosa fate?
Ho incontrato Andrea Chiaravalli, che di mestiere fa tutt’altro, nel piccolo studio dove si rifugia a dipingere motociclette. Entrando in questo spazio si annusa aroma di olio di lino, pneumatici e carta un poco umida. Sugli scaffali fanno bella mostra libri di ogni epoca legati alle moto e ai personaggi che hanno ne hanno fatto la storia. E fotografie di raduni e viaggi, remoti e controcorrente (la Via del Sale in Harley e tenda!). Andrea passa molti dei suoi momenti liberi guidando moto dal carattere forte, magari un po’ attempate. E silenziose serate a ricreare le linee dinamiche delle due ruote sulla tela.
Tornando a casa, leggera ed entusiasta come accade sempre quando incontro qualcuno che segue ciò che ama, penso che quello che ho visto sia un ottimo spunto per rinnovare il mio modo di vivere le due ruote. E mi chiedo se anche voi abbiate altri modi in cui sfocia la passione per le motociclette. Quali sono? leggi tutto
Un mio collega, tempo fa, mi ha preso in giro perchè arrivo in redazione indossando sempre un paraschiena ben evidente, sia che io usi abiti eleganti sia sportivi. Il suo scherzo è stato bonario e simpatico: anche lui, infatti, utilizza sempre capi tecnici protettivi. Ma questo mi ha fatto pensare alla reazione che scatena chi è ben equipaggiato, anche guidando mezzi non performanti, come scooter e moto di piccola cilindrata: non fa “figo”.
Buona parte di chi utilizza questi mezzi è nella fascia di età più bassa: sono giovani e giovanissimi, oltre a una fetta di pubblico femminile. I ragazzi sembrano considerare un orpello poco modaiolo tutto ciò che è atto alla protezione personale. E’ evidente che si sottovaluta il rischio: leggi tutto
Il desiderio di parlarvi del viaggio appena terminato (tra 5 ore prenderò l’aereo per ritornare) è quasi irresistibile ma non vi anticiperò niente se non che questo si possa annoverare tra i percorsi “mitici” sia per la bellezza delle strade e dei paesaggi sia per l’impegno organizzativo, logistico ed economico che richiede. Però nelle lunghe ore di guida, nel casco, il mio cervello ronzava, pensando ad alcuni dettagli che davvero sono imperdibili qui in California. Sciocchezze, in verità, come svegliarsi all’alba sulla costa per annusare quell’aroma di terra e di mare che si incontrano. leggi tutto
Bistrattati e ghettizzati, gli scooteristi sono figli non riconosciuti delle due ruote: per questo motivo mi sono calata nei loro panni e sono in viaggio in sella a un poderoso Yamaha T-Max bianco. Non sono ammattita e non rinnego le mie origini, ma per capire a fondo ciascun punto di vista occorre calarsi nella parte. Scrivo direttamente dalla stanza di un hotel immerso tra le maestose vette dolomitiche, dopo aver scelto appositamente uno scooter per affrontare questa trasferta. Solo così ho potuto, almeno in parte, verificare alcuni aspetti di cui avete parlato nei commenti ai precedenti post. Dei 600 km percorsi oggi, posso riassumere che: leggi tutto
La nonna Lina me lo ripeteva sempre: “sta ferm’, te set un argent’viv, un motoperpetuo!”. Un suo zio medico, più di cent’anni fa, ha passato la sua vita a cercare di dimostrare la teoria del motoperpetuo. Quindi secondo mia nonna, gli sarebbe bastato conoscermi per avere la soluzione. L’accezione con cui la nonna pronunciava la parola “motoperpetuo” era certamente negativa, ma mi è sempre piaciuta: dentro c’è la parola moto, ovvero il vocabolo motocicletta troncato del suffisso. E poi significa movimento. E, più alla larga, scoperta. Doveva succedere per forza che finissi col nascere in una famiglia numerosa e ben motorizzata. Del resto nelle radiose mattine della mia infanzia i giochi più appassionanti erano, elencati in bell’ordine: leggi tutto

