Moto da regolarità, vecchie enduro senza decompressore. Pedivelle, carburatori e taniche per la miscela: le motorette si scrollano lo strato di polvere dalla carrozzeria ed è un’emozione. Con lo stomaco un po’ contratto si fa schioccare la verde liquidità del carburante nell’imbuto dove ribolle un istante prima di sparire: il buio del serbatoio in metallo la inghiotte. Mi ha sempre affascinata come il serbatoio paia espandersi: sembra quasi contenere più benzina della sua effettiva capacità.
L’olio viscoso, trasparente e color dell’oro brilla al sole della mattina prescelta per far sgranchire i tasselli delle vecchie signore. Ci si veste, preparando ogni dettaglio con la frenesia della vigilia al grande evento: leggi tutto
Come ogni anno mi è arrivata l’e-mail dell’assicurazione che mi ricorda la possibilità d’interrompere la copertura della mia moto per i mesi invernali. Non ho mai considerato questa utilissima opportunità, fondamentalmente perché l’idea che qualcosa inibisse l’impulso a un giro mi ha sempre frenata. Oggi, al ricevere questa e-mail ho cambiato idea: complice il caro-vita e il lavoro che faccio, ho deciso di fermare la moto nel box. Mentre scrivo queste parole mi si stringe il cuore, ma tant’è. Ragionando sull’argomento, mi pare che nei mesi più duri dell’anno, ci siano meno moto circolanti, rispetto a una decina di anni fa. Un’opinione del tutto empirica ma magari anche fondata: secondo voi è così? La vostra moto che destino ha in inverno? Riposa in letargo con la batteria staccata o procede stoica tra le rigide bufere di gennaio?
La discriminante per la scelta credo sia determinata da tre fattori: leggi tutto
Ho incontrato Andrea Chiaravalli, che di mestiere fa tutt’altro, nel piccolo studio dove si rifugia a dipingere motociclette. Entrando in questo spazio si annusa aroma di olio di lino, pneumatici e carta un poco umida. Sugli scaffali fanno bella mostra libri di ogni epoca legati alle moto e ai personaggi che hanno ne hanno fatto la storia. E fotografie di raduni e viaggi, remoti e controcorrente (la Via del Sale in Harley e tenda!). Andrea passa molti dei suoi momenti liberi guidando moto dal carattere forte, magari un po’ attempate. E silenziose serate a ricreare le linee dinamiche delle due ruote sulla tela.
Tornando a casa, leggera ed entusiasta come accade sempre quando incontro qualcuno che segue ciò che ama, penso che quello che ho visto sia un ottimo spunto per rinnovare il mio modo di vivere le due ruote. E mi chiedo se anche voi abbiate altri modi in cui sfocia la passione per le motociclette. Quali sono? leggi tutto
“Da giovane, avrò avuto ventuno o ventidue anni, anche io andavo in moto. Non c’erano altre ragazze che, come me, si mettevano i pantaloni e saltavano sulla motocicletta. E io giravo come una matta, sa? Andavo veloce qui, tra le case dei Navigli, e poi mi fermavo davanti alla stazione dei treni e aspettavo il moroso. La moto era la sua ma mi diceva che ero così bella al manubrio che non poteva riprendersela. Ero bella si, coi capelli rossi e un bel portamento: non sembravo mica un maschio anche se andavo in moto. leggi tutto
Antipioggia che scrocchia: velcro, zip e tessuto plastificato. La moto fuma: dal motore uno sbuffo che pare un sospiro. Le mani s’induriscono rimanendo incollate alle leve fredde mentre la guida procede prudente, seguendo come un indiano i segni dell’asfalto odoroso. Quando piove ripenso a Sirmione, ai cipressi e a quel verde squillante eppure cupo. Quando piove mi fermo un istante ad ascoltare il battito ovattato delle gocce sul casco.
Certo, il sole è un miraggio. Ma la pioggia, a saperla prendere nel verso giusto, è una possibilità: rinnova le foglie, la terra e la strada. Profuma di muschio e corteccia l’aria, rendendo gradevole anche l’odore del selciato.
E c’è il risvolto della medaglia: il rivolo gelido che s’insinua lungo la schiena, tra le cuciture e negli stivali. leggi tutto
La nonna Lina me lo ripeteva sempre: “sta ferm’, te set un argent’viv, un motoperpetuo!”. Un suo zio medico, più di cent’anni fa, ha passato la sua vita a cercare di dimostrare la teoria del motoperpetuo. Quindi secondo mia nonna, gli sarebbe bastato conoscermi per avere la soluzione. L’accezione con cui la nonna pronunciava la parola “motoperpetuo” era certamente negativa, ma mi è sempre piaciuta: dentro c’è la parola moto, ovvero il vocabolo motocicletta troncato del suffisso. E poi significa movimento. E, più alla larga, scoperta. Doveva succedere per forza che finissi col nascere in una famiglia numerosa e ben motorizzata. Del resto nelle radiose mattine della mia infanzia i giochi più appassionanti erano, elencati in bell’ordine: leggi tutto

