
“Piuttosto mi schianto contro il guard-rail ma non mi faccio superare”. Questa è la frase più banale che potessi riportare, ma richiama uno stato comune a molti maschietti: la competizione e la necessità di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore. La motocicletta, come molti altri mezzi a motore, risveglia questo atavico prurito, facendone un modo di porsi piuttosto diffuso. Certamente la giovane età è un’alleata del desiderio di sfida e della necessità di primeggiare. Secondo la mia esperienza, però, l’impulso al confronto è spesso presente anche in chi ha ormai vissuto parecchie primavere.
La rivalità tra uomini è un argomento molto interessante, perché la trovo in qualche modo sana, ruspante e così semplice da essere disarmante. Quella tra donne è molto più complicata in quanto basata su livelli diversi: leggi tutto
Wow! Ecco cosa ho pensato dopo una sessione di prove su un mezzo che assomiglia più a una moto che a una quattroruote. Il kart è un’esperienza appassionante, un’emozione esplosiva. Per chi è abituato ad avere due ruote da gestire, trovarsi su un mezzo stabile, strettamente connesso con l’asfalto e che si guida anche con il corpo, sentendo le forze in gioco direttamente sulla pelle, è una possibilità quasi difficile da credere!
Innanzitutto si gira in pista, si lavora sulle traiettorie, si tiene d’occhio il carburante. Inoltre ci si deve abbigliare in maniera propria: tuta in materiale antiabrasivo (quella che indosso io era un modello per auto a ruote coperte, di proprietà del grande Augusto Farfus per il WTCC), un casco da auto con omologazione Snell (il “mio”, lasciatemelo dire con orgoglio, è uno dei Bell 8860 di Tonio Liuzzi), scarpe morbide, guanti traspiranti e resistenti all’abrasione e un buon para-costole. Poi quello che occorre è un kart: leggi tutto
Un tempo ero indiscriminatamente contraria a qualsiasi modifica alle motociclette: ogni modello sarebbe sempre dovuto rimanere originale e intoccabile. In qualsiasi sua parte, dal colore alle sospensioni. Unica deroga alla tipologia di pneumatici da montare. La mia filosofia dava totale fiducia ai progettisti delle diverse Case: con tutti i numerosi modelli presenti sul mercato, una volta scelta la motocicletta più rispondente alle mie aspettative, le rimanevo fedele senza modificare nulla. I terminali di scarico erano l’unico cambio accettabile, perché assolutamente reversibile.
Oggi non la penso più così. Mi piacciono leggi tutto
Avrei voluto parlarvi di modifiche alla moto, ma in una giornata come questa non posso far altro che pensare alla neve!
Per la strada le moto e gli scooter sono immobili statue. A fatica se ne riconosce il modello sotto il manto candido e montagne di neve ghiacciata imprigionano le ruote. La stasi avvolge questa parte di mondo.
Mentre osservo le moto congelate sui marciapiedi penso che a questi mezzi abbiamo attribuito un’anima e li abbiamo battezzati. Chissà se la ruggine che segue a tutta questa umidità è il segno che anche loro risentono del freddo e si ammalano. In effetti alla prima accensione la moto congelata tossisce, sputacchia e fuma, fino ad avviarsi borbottando.
Non si raffreddano mai, però, le moto degli intrepidi: quali stratagemmi avete inventato per riuscire a guidare sotto la neve? Avete chiodato le gomme? O affrontato la giungla metropolitana con un trial? Insomma, irriducibili: con questo tempo cosa fate?
Il Motoclub è una famiglia allargata? I motoclub sono uno diverso dall’altro per gestione e filosofia.
In tutti però ci sono le riunioni, momento di discussione sempre interessante tra motociclisti che parlano di argomenti legati alla moto e a tutto ciò che le ruota attorno. Si intavolano proposte e si risolvono problemi perchè, come in ogni famiglia che si rispetti, capita anche che si litighi e che poi si torni in armonia.
Dicevo che ogni realtà è differente dalle altre: ci sono motoclub che amano più la gastronomia dei tour e quindi organizzano grandi pranzi e pochi viaggi. Motoclub che, invece, apprezzano i lunghi chilometraggi e non dedicano spazi al gozzovigliare. Altri, legati a determinati marchi di motociclette, hanno dei vincoli: leggi tutto
Il souvenir è un must di ogni viaggio. Anche di quello in moto: nonostante gli spazi ridotti e le condizioni avverse si riesce sempre a portare a casa qualcosa che ricordi l’avventura trascorsa. Non so voi, ma per quanto mi riguarda, quando vivo un bel momento in sella alla mia moto non posso fare a meno di portare indietro qualcosa. Anche se mi trovo a pochi chilometri dalla partenza e se ho un bagaglio inesistente.
Così mi capita di accumulare sassi nelle tasche come cianfrusaglie più o meno ingombranti. La verità è che anche gli oggetti più kitsch che incontriamo sulla nostra strada, una volta a casa possono diventare attraenti grazie a un’aura esotica che inevitabilmente emanano, essendo stati recuperati altrove. La distanza ammanta quasi tutto di fascino. E la tentazione di raccattare oggetti poco desiderabili è parte stessa del viaggio.
La mia lista degli oggetti paradossali acquistati in giro è molto ricca: leggi tutto
Dal basso della loro situazione hanno una prospettiva privilegiata su ogni terreno solcato dalle nostre gomme: i cavalletti – laterali o centrali – sono testimoni poco considerati del nostro viaggiare. Se ripenso alle diverse morfologie su cui ho poggiato in questi anni i cavalletti della mia vita potrei farne un bizzarro catalogo da inserire tra le guide della mia libreria. Pensateci un po’: sabbia, terra, asfalto a grana grossa e fine, nero o rossiccio (come quello corso). Ma anche sassi di ogni varietà , erbe differenti a seconda della latitudine, catrame molle di marciapiedi estivi; legno, pietra (beole, sanpietrini, pavè), ciottoli di fiume. E la lista può essere molto più lunga. E curiosa: quali bizzarri terreni hanno saggiato i vostri cavalletti? Quante leggi tutto
Incredula. Ci ho messo un po’ a capire: il mio sguardo continuava a tornare su un tratto di asfalto, vuoto. La mia memoria mi ha riproposto a ripetizione il rumore del motore che si allontanava. Il mio motore. Della mia motocicletta, ma non ero io a guidarla. Mi hanno rubato la moto, qualche tempo fa. E questo è un fatto che fatico ancora a metabolizzare: è come se non me ne capacitassi. Quel mezzo che io conoscevo così bene, di cui ho imparato ad ascoltare il ritmo, le necessità , le debolezze, a cui ho dedicato cure e attenzioni, non è più con me. Certamente la mia parte razionale ha ampiamente superato la questione, anche perchè, diciamocelo, sto parlando di una moto, un oggetto rimpiazzabile. Ma, affezione a parte, mi rimane dentro un dubbio che è quasi una ferita: come si può rubare? Con che spirito si assalta una motocicletta, parcheggiata e legata, la si scioglie e si scappa? Mi rendo conto sia una domanda un po’ stupida: il furto è un atto criminoso che è sempre esistitito e ha a che fare con i lati oscuri della personalità individuale. Ma voglio leggi tutto
Così ci siamo: mancano tre giorni a Natale e una manciata alla fine dell’anno. Per qualche riflessione su questo 2011, vi rimando al blog del Direttore.
Io, che credo assolutamente nell’esistenza di Babbo Natale, ho pensato di scrivergli da qui la mia letterina a due ruote.
Caro Papà Natale,
sono molti anni che non mi faccio viva, ma tu non ci badare. Riappaio perchè mi piacerebbe tanto se potessi esaudire alcuni desideri. Ho letto tantissimi libri su di te: ultimamente mi è capitata tra le mani una tua bella biografia in cui si può trovare un aggiornamento a tutto il nostro datato sapere sul tuo modo di vivere e muoverti.
Ho scoperto che non solo le renne sono state sostituite da macchine più performanti (azionate comunque dalle renne), ma anche che utilizzi svariati altri mezzi di trasporto più moderni. Per cui mi è venuto il dubbio che magari cavalchi anche una bella motocicletta volante (è vero?).
Ho letto che indossi abbigliamento tecnico riscaldato per sopportare l’aria gelida della notte. E che hai strumenti di navigazione di ultima tecnologia. Io uso ancora i road book e le cartine, ma per seguire l’esempio di un viaggiatore ultra esperto come te, ho aggiunto alla mia dotazione un buon navigatore.
Ti racconto questo perchè mi ha reso felice capire che ci accomuna qualcosa di incredibilmente stimolante come il viaggio. Per questo, se fosse possibile, come dono di Natale mi piacerebbe leggi tutto
Il freddo si è impossessato delle città , ha imbiancato le campagne e raggelato le coste italiane. Di fronte alla brina ghiacciata sui cristalli delle auto, talvolta mi chiedo quanti siano così integralisti da avere solo la motocicletta nel box. In questi giorni di quasi inverno a volte mi piego all’idea che un po’ di movimento aiuti a scaldarsi, così abbandono il casco e inforco la bici. Dell’auto ho fatto sempre a meno anche se nel box ho una quattro ruote, lo ammetto.
E’ una Vw Maggiolina, vecchietta – siamo nate nello stesso anno – ma arzilla: è sempre pronta ad accendersi anche dopo mesi di inattività . In questi giorni di smog (a Milano siamo oltre i livelli di guardia) lei non è benaccetta nelle vie trafficate e quindi la scelta cade inevitabilmente sulle due ruote, con o senza motore. Ma in effetti un tetto per gironzolare ce l’ho, quindi non mi posso annoverare tra i motociclisti senz’auto, mitici centauri che affrontano acqua, gelo e sole cocente senza colpo ferire. E allora vi chiedo di venire allo scoperto: chi siete? Quanti siete? Dove andate? (sempre un fiorino) leggi tutto
